Sì, se il torneo è organizzato da un’ASD e vi partecipano altre ASD tutte appartenenti al CSI, anche se affiliate a Comitati Territoriali diversi, il contributo richiesto può essere considerato tra i corrispettivi specifici non commerciali, a condizione che l’attività rispetti le finalità istituzionali del CSI e che il corrispettivo non superi i costi di diretta imputazione.
Questo significa che il contributo dovrebbe coprire solo i costi effettivi del torneo direttamente collegati all’evento, senza generare un guadagno. Il riferimento normativo è l’art. 143, comma 1 del TUIR; mentre l’art. 148 del TUIR regola i corrispettivi specifici degli enti associativi e le situazioni di non commercialità nelle relazioni interne alla stessa organizzazione.
Per costi di diretta imputazione si intendono spese come:
l’affitto del campo o della palestra per il torneo,
gli arbitri o giudici di gara,
l’ambulanza o l’assistenza medica durante l’evento,
premi, coppe, medaglie,
materiale strettamente necessario alla manifestazione,
eventuali autorizzazioni o coperture assicurative relative a quel torneo.
Questi sono costi che possono essere collegati in modo chiaro e documentabile a quell’iniziativa specifica. Il concetto fiscale di “diretta imputazione” si riferisce proprio a costi direttamente attribuibili. In genere, non rientra in questa categoria un ricarico volto a generare un utile per l’ASD organizzatrice. Su questo aspetto è importante essere cauti, perché l’art. 143 lega la non commercialità proprio all’assenza di un’organizzazione specifica e al fatto che il corrispettivo non superi i costi direttamente imputabili.
In pratica, il consiglio è questo: è meglio che la quota di partecipazione sia basata su un prospetto dettagliato dei costi del torneo, conservando tutta la documentazione di supporto, e che la ricevuta riporti chiaramente la causale.